Nome: L Una persona sempre alla ricerca di qualcosa, che legge, che scrive (o almeno, ci prova!), che vive...
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le giornate di un nevrastenico

Ora, so che vi sconvolgerà, ma io non tollero le insalatiere. Ehhh, quante cose non tolleri, direte voi. Eh, ma le insalatiere - che noi chiamiamo zuppiere - più di tutto. Non si puliscono mai bene, o almeno io non riesco mai a renderle sufficientemente lisce da sentire il rumore del dito dopo aver passato il detersivo, tipo pubblicità (non chiedetemi l'onomatopea del rumore, ci ho pensato ma non ne sono venuto a capo). Che poi, io a casa avrò suppergiù 15 insalatiere. Ognuna diversa dall'altra. Ognuna di un colore diverso, diversa la forma, diversa la dimensione. E quando le devo riporre, si scatena il diavoletto del Tetris che alberga in me: togline alcune, mettine una, incastra, togli tutto, e rimetti a posto, sperando che l'anta si chiuda.
E son problemi!
Sarà che fa caldo, sarà che non sopporto niente, sarà che se qualcosa mi da fastidio tendo a lamentarmi finchè capisco che esagero, sarà quel che sarà (come dissero i Ricchi e poveri) ma io ho caldo, caldo caldo caldo. Chi mi legge ogni tanto saprà di questa mia insofferenza, e allora perchè riparlarne? Perchè ho caldo, caldo caldo caldo. Mi strapperei la pelle, se avessi la certezza di non morire poi dissanguato. Poi con questo... caldo, il mio sistema nervoso (per gli amici, SNC) va in ferie ad libitum, e non si sa quando ha intenzione di riaprire i battenti. Conseguenza immediata: il sonno prende il sopravvento alle ore più impensabili e mi ritrovo improvvisamente con mille mila ore di dormita sulle spalle, che fanno spostare l'orologio biologico in avanti, assumendo il giorno per dormire e la notte per vivere. A' Dracula, me fai un baffo. Conseguenza a lungo termine: chi studia? L'altro essere maligno che alberga fra queste 4 mura di carne (ecco forse perchè dovrei dimagrire, siamo in 2!)? E gli esami? Adieu. Però fare un sacco di programmi fa vivere sereni. Ma il conto, alla fine dell'estate, potrebbe essere ben salato!
Colgo l'occasione (ancora non l'avevo fatto) per ringraziare Paolone, Renudo1967 e Jonsigur per la splendida serata bolognese.
L'estate arriva velocemente qui in riviera, ma anche a Bologna e campagna la situazione è simile. E quindi anche l'abbigliamento cambia, via felpe e pantaloni lunghi e ben arrivati pantaloni corti e magliette. Il mare sinceramente lo evito da una decina di anni, da quando la Ragione si è impossessata finalmente di me e ho cominciato a disertare quelle giornate passate ad arrostire al caldo, anche se questa lontananza mi ha portato ad avere una carnagione che definire lattea è poco. Conseguenza: se mai capita, non mi abbronzo, ma brucio, poi faccio la muta come i serpenti. Che poi, c'è anche quel po' di pancetta da buttar giù, quindi prima quella, poi un giorno lontano, il mare.
Essere tornato per il fine settimana a casa poteva sembrare una cosa buona, per gli ignari del lavoro casalingo. Io sono sempre la manna dal cielo, l'illuminazione sulla via di Damasco, la cometa per Betlemme: senza di me sembra che tutti siano perduti. Lava questo, fai da chauffeur, gira che ti rigira, sono la serva. Mi chiedo se solo a me capiti regolarmente di arrivare a casa, stanco e sudato, e trovare da litigare perchè niuna persona vuole lavarli, quegli stramaledettissimi piatti. Sarà.
Ma è anche tempo di cenare in giardino, sotto al gazebo, ergo... adios!
vergato da sapienti mani lunedì, 12 maggio 2008, 16:59 in odio, esami
L'esame di botanica è andato pessimamente (che non esiste come termine ma che rende bene l'idea). Articolato in due fasi, prima la donna malefica con botanica, poi l'uomo dal naso più grande del mondo con economia, o viceversa. Si narra che se si comincia con lui, il più è fatto, lei non insiste molto. Indovinate con chi ho iniziato io, ovviamente? Con lei, eccerto.
Un quarto d'ora, 15 minuti lungherrimi, insistendo continuamente su quella cosa che hai visto che non so, porca troia, perchè insisti? Ma soprattutto, 15 minuti su una cosa di basilare importanza, di conclamata utilità per la mia futura professione: i nomi latini delle 5 sottofamiglie (ho scoperto poi che sono 7, stronza, mica 5) della famiglia delle Graminacee. Ma dico, porca di quella porca, che te frega? Se ti descrivo quello che ti pare, se conosco a menadito tutti i tessuti di qualsiasi albero, come funziona la fotosintesi, come fanno le cose sconce le piante, tu vuoi sapere i nomi latini? Che, per la cronaca, perchè tutti voi lo sappiate, perchè arricchiscano la vostra cultura personale e vi indichino la strada, sono:
Arundinoideae
Bambusoideae
Centothecoideae
Chloridoideae
Panicoideae
Pooideae
Stipoideae
Ecco come stanno le cose: dopo 10 minuti di silenzio imbarazzante, in cui pensavo a tutto fuorchè alla domanda che mi era stata fatta (tanto, non la sapevo), mi chiede cosa le so dire in generale. Olè, parto in quarta: spighetta, glume, glumette, reste... ma
lei: secondo lei, se uno non conosce le Graminacee, se gli dice delle cose così nello specifico [mi manda affanculo, credo, signora professoressa] cosa capisce?
Allora penso: "scendo di livello" e le parlo non nello specifico ma
lei: ma queste sono cose che può dirmi un liceale, da un universitario mi aspetto di più.
Allora, capiamoci, vecchia bagascia, mi prendi pe 'o culo? Liquidato senza mezzi termini, senza aver potuto nemmeno fare economia, ritornerò a giugno, maledetta, mi vedrai di nuovo, sarò il tuo incubo.
Con simpatia, ovviamente.
vergato da sapienti mani mercoledì, 30 aprile 2008, 22:43 in esami, cose così

C'è da dire che sono più di due settimane che non scrivo, ma la voglia non c'è, ne più ne meno di questo. Allora invece di scrivere delle boiate, tanto vale non scrivere per niente. Però un po' mi mancava e allora eccomi qua.
Queste due settimane sono passate con l'angoscia montante di un esame che si sta avvicinando, verso il quale mi sono mosso ovviamente troppo tardi, e la situazione non è migliorata dopo la scoperta, del tutto casuale, di almeno almeno altre 60-70 pagine di cui ero all'oscuro. E pensate, un esame sulle piante. Sulle piante! Ma a me...? Bah.
All'ameno paesello non si sta già più dal caldo, non riesco più a tollerare trovarmi semi-isolato lì staccato da tutto e da tutti, con la poco invitante prospettiva di dover fare viaggi stancanti per vedere un po' di vita, e solo per qualche ora, viaggi che comunque sono linfa vitale, sia chiaro. Di solito uno abbandona la campagna per recarsi nella grande metropoli universitaria, io ho fatto il contrario, eccerto.
Quando poi uno deve sopportare la vittoria del Grande Puffo, con Facciastorta che con il suo partito agisce in maniera determinante, e rivede la faccia indimenticabile di Occhio-da-pesce-palla-e-ghigno-suino che poteva addirittura diventare il vice del Grande Puffo, il quadro è completo.
Almeno c'è il sole.
Domani grande rimpatriata con parenti di 3 generazioni e 5 gradi di parentela, tutti riuniti come non succedeva da tempo. Situazione interessante.
vergato da sapienti mani lunedì, 14 aprile 2008, 22:54 in pensieri, musica, amore, riflessioni, libri, cinema, arte, malinconia, sto leggendo, sonno, divertimento, treno, attualità , escher, felicità , marlene kuntz, giornata speciale, pier vittorio tondelli, voglia di coccole, salvatore niffoi, jonathan carroll, ho finito di leggere, voglia di studiare zero, vecchiacce, andrei makine, ivo andric
Sabato mattina a casuccia di M., un po' agitati entrambi ma la conoscenza dei genitori è andata molto bene. Spero di aver fatto bella figura! Pomeriggio a casa mentre la serata l'abbiam passata in giro per Roma. Verso le 20.40 siamo andati insieme ad alcuni amici all'Auditorium, destinazione C. M. Escher. L'arte del puzzle e il puzzle dell'arte, mostra su questo artista delle costruzioni e delle geometrie, che conoscevo già ma che ho riscoperto con piacere. Poi, una volta usciti dalla mostra, siamo andati tutti in sala Sinopoli per ascoltare i Marlene Kuntz (o Marlene Kunz, come c'era scritto sui biglietti). Li conoscevo poco, mi hanno da più parti detto che sono cambiati molto negli ultimi tempi, e devo dire che mi sono piaciuti, soprattutto alcune canzoni (Fantasmi, Ineluttabile, Amen) rispetto ad altre. Forse hanno esagerato un po' con tutte quelle infiorettature (non so come si chiamino in gergo), tirandola un po' per le lunghe... in pratica abbiamo poi perso il treno per una manciata di minuti. Avevamo da far passare 6 ore nella maggica Roma.
Per prima cosa ci siam diretti verso Piazza della Repubblica e siamo entrati al cinema Warner per vedere Amore, bugie e calcetto, film carino e senza pretese, peccato l'eccessiva parte riservata alle partite di calcetto. Usciti verso le 3, siamo tornati a Termini e circondati dalla crème de la crème, abbiamo aspettato un bus che ci portasse ad Anagnina, per vedere se per caso c'era un qualche autobus che ci potesse portare a casa. Ma giunti lì, di fronte ad una desolazione disarmante, abbiamo fatto dietrofront e, ripreso il bus, siamo tornati in stazione. Passata così un'altra oretta, ci siamo infilati al bar della stazione (che aveva appena aperto) per rinfrancare lo spirito con brioches e cappuccino. E qui abbiamo incontrato la Nina, la Pinta e la Santa Maria.
La Nina, mandata in avanscoperta al bar dalle altre due, era così bassa che i baristi avrebbero potuto benissimo appoggiarle sulla testa le tazzine del caffè. La Pinta se ne stava immobile al tavolino, valutando con occhio ben poco entusiasta le vettovaglie che la Nina portava. La Santa Maria rompeva le palle. Prima le brioches non andavano bene, tanto da prenderle in mano e girarle e rigirarle, dire: "... e quello bianco?" e riportare al banco il piattino per farsele cambiare. Tornata al tavolino, mostrando le oscene gambe nude (M. ha supposto fossero 3 prostitute in là con gli anni e prive di ogni speranza nel futuro, cogitabonde sulle miserie della vita), non resiste e torna al banco per aiutare la Nina (almeno quello, porella).
Intanto, M. e io ci siam chiesti a che serva la guardia notturna al bar. Possibile scontro all'ultimo sangue al reparto brioches?
Una volta preso il treno, siamo arrivati a casa verso le 8 (dopo che io, con una giornata di sonno sulle spalle, ho dovuto pure guidare), e ci siam gettati subito sul letto, stremati. Un'oretta di sonno e via di nuovo, M. mi ha accompagnato in stazione e son tornato a Roma, poi a Bologna, poi a casuccia mia... triste e sconsolato.
Per quanto stanco, distrutto, derelitto, rifarei tutto!
E ora la mia piccola mania. Nel viaggio Roma-Bologna, la donna seduta di fronte a me, una bella donna orientale dal viso delicato e dalla flautata voce dal perfetto italiano, leggeva Confessioni di un alfiere decaduto di Andrei Makine e La storia maledetta di Ivo Andric. Un'altra donna, seduta poco più in là, leggeva La vedova scalza di Salvatore Niffoi.
Io, per conto mio, finito Mele bianche di Jonathan Carroll, ho iniziato Camere separate di Pier Vittorio Tondelli. Malinconico, dolce e triste al tempo stesso, per quanto abbia letto poche pagine, penso sia un libro bellissimo.
E' arrivata la bella stagione, e si è portata dietro la noia in persona, il tedio, il mal di testa, le prime caldane (nemmeno fossi una partoriente), lo studio svogliato e dolorabilità ai bulbi oculari. In pratica sono una vecchia di ottant'anni. Aggiungiamo che, per contro alla sopracitata poca voglia di studiare, gli esami cominciano inesorabilmente ad accumularsi all'orizzonte, finchè non finiranno per travolgermi.
E' che la bella stagione mi spiazza. Con questo oggi caldo-domani neve-dopodomani solleone-poi pioggia il mio organismo si ribella e tira fuori dai cassetti tutto un repertorio di piccoli fastidi e dimenticate debolezze che mi tartassano fino a che non raggiungo l'equilibrio, e ciò avverrà sicuramente verso l'autunno.
C'è poi da considerare che non azzecco mai una volta il modo giusto di vestire in base alla giornata: se indosso una camicia leggera poi finisce che quel giorno si scatena un tornado che il film Twister mi fa un baffo, e se metto un bel maglione appare nel cielo un sole da deserto del Gobi che fa sì che a fine giornata puzzi peggio di un banco al mercato del pesce.
E' di questo stato a metà tra il sonnambulismo e il coma ne risente anche la scrittura su questo blog, diventata un po' sporadica. Ma ho notato che molti soffrono (ma non solo per la stagione, un aspetto che forse riguarda solo me) di crisi creativa, o se vogliamo di scrittura dilazionata. Non sono un gran lettore di blog, ho i miei piccoli gioielli che guardo spesso... sarà solo questione di aspettare.
vergato da sapienti mani martedì, 01 aprile 2008, 17:51 in pensieri, libri, arte, sto leggendo, viaggio, divertimento, treno, felicità , cose così, giornata speciale, jonathan carroll, martino savorani, ho finito di leggere, voglia di studiare zero
Sabato scorso è stata giornata di sole nella capitale, Roma caput mundi.
Il viaggio di andata è stato tragico, principalmente per due motivi: il primo, la sveglia alle 5.40 per prendere il treno alle 7.15. Il secondo, per la malefica presenza al mio fianco che mi ha accompagnato fino alla fine. L'uomo in questione, che per decreto del Presidente della Repubblica dovrebbe essere debellato dalla faccia del globo terracqueo, per gran parte del viaggio non ha fatto altro che cantare (o meglio, sospirare a labbra socchiuse) un'orrenda canzoncina in tedesco (comunque, era romano de' Roma, intendiamoci) fino a che:
Signora seduta di fronte: Lei intende continuare con questa cantilena ancora per molto?
Omuncolo: Basta chiedere.
Gelo per qualche secondo, poi pace. Io nel frattempo cercavo un modo per non ridere, nascondendo la faccia tra le pagine del libro che stavo leggendo.
In giro per Roma io ed M. abbiamo visitato alcune chiese e fatto a gara a chi sudava di più, penso di aver vinto io, vestito di tutto punto per una spedizione artica mentre all'esterno ci saranno stati più di 30 gradi.
Ci siamo molto divertiti a bighellonare per strade e stradine, confortati, quando ci inoltravamo nelle diverse chiese, dall'invitante freschetto che rendeva la visita ancora più piacevole.
I signori che erano seduti di fronte a me per la seconda metà del viaggio, americani, leggevano la Rick Steves' Rome 2008, mentre la ragazza seduta nel posto affianco al mio, dall'altra parte del corridoio, leggeva Maria Antonietta. La solitudine di una regina di Antonia Fraser.
Io, invece, finalmente ho finito il libro che mi portavo dietro dal 14 gennaio, Le Benevole di Jonathan Littell. Magari più avanti ne parlerò, adesso devo ancora metabolizzare. Ho iniziato Da un paese lontano di Martino Savorani e Mele bianche di Jonathan Carroll (qui qualche pagina su google libri).
Come volevasi dimostrare, ieri è stata una strage per il mio povero sistema digerente. Il susseguirsi ininterrotto delle pietanze ha fatto in modo che ora il mio ventre abbia la consistenza del marmo, e la beffa è che nella mia cucina si sta preparando da mangiare dalle otto di questa mattina, per il pranzo di Pasquetta. Certo, nessuno ieri mi ha costretto a mangiare, ma... che dirvi. Oggi, date le limitate capacità del mio stomaco, mi dovrò per forza contenere. A tutto ciò si aggiungono le due uova (non volute!) di cioccolato che mi adocchiano dalla credenza. Penso che le sbolognerò a qualcuno, io non le posso vedere. Per smaltire il tutto non faccio che bere acqua (e bicarbonato)... ho notato di avere un sistema renale perfetto. Almeno quello.

E Pasqua è arrivata anche quest'anno, il tempo vola via che è un piacere e mi ritrovo sempre più invischiato in feste e festività che inesorabili come le occhiaie di Paolo Fox non fanno altro che allargare il mio giro vita. Potrei frenarmi... ma perchè? E' rincuorante scoprire che non si è i soli ad avere un po' di ciccetta, dopo le feste.
Però giuro solennemente che mi nutrirò di acqua e verdure fino a quest'estate, al bando dolci di ogni sorta, basta cioccolato (e questa Pasqua avrò mezzo uovo solamente) e ogni altra delizia.
Domani pranzo con i parenti, nel più puro stile pasquale, in un paesino arroccato sulle colline dietro la città. Probabilmente il ritorno sarà rotolando dal fianco della collina fino a casa. Vi aggiornerò poi (smaniate dalla voglia di sapere, nevvero?).
Buona Pasqua a tutti quanti, state con le persone che amate, mangiate e divertitevi!
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